July 27
Un saluto a tutti in particolare i miei amici più stretti, è il secondo intervento che scrivo e voglio farlo raccontando una storia. la storia s'intitola "Il grande momento di Michelangelo". O fatt è chist statm a senti.
Quando Michelangelo, nel 1505, fu chiamato dal papa Giulio II per realizzare il suo monumento funebre l'artista appena trentenne pensò di trovarsi finalmente davanti alla grande occasione che aspettava. Michelangelo, sebbene ancor giovane, non era certo più uno sconosciuto: aveva lavorato x Lorenzo il Magnifico, era gia stato una volta a Roma, invitato dal cardinale Riario, dove aveva scolpito la "Pieta"; ritornato a firenze aveva scolpito il "David", ma essere chiamati dal papa per il quale in quel momento lavoravano nomi come Raffaello e Bramante, significava per lui essere definitivmente consacrato come il più grande scultore del suo tempo e ricevere l'opportunità di realizzare grandissime opere.
Il progetto di Michelangelo per la tomba del papa era grandioso. Michelangelo si recò a Carrara per scegliere personalmente ed aveva già scolpito diverse statue delle facciate. Immaginiamoci la sua delusione quando il papa gli fece interrompere il lavoro chiededogli, invece di affrescare la volta della Cappella Sistina. Michelangelo all'epoca non poteva essere definito un pittore avendo lui fino a quel momento dipinto nient'altro che un'opera, "La sacra famiglia" per Agnolo Doni di Firenze, nota anche come "Tondo Doni". Sembra che l'invidia di Bramante, suo acerrimo antagonista, abbia spinto Giulio II a sospendere i lavori di scultura e a commissionargli dei lavori di pittura. Bramante era convinto, con un ragionamento un pò contorto, di dimostrare cosi l'inferiorità di Michelangelo nei confronti della pittura di Raffaello di cui Bramante era un accanito sostenitore.
Ad aggravare la situazione era lo stesso Michlangeloche non amava la pittura, anzi la considerava un'imitazione della scultura, come dimostrano le sue stesse parole: <<Io dico che la pittura mi par più tenuta buona quanto più va verso il rilievo, et il rilievo più tenuto cattivo, quanto più va verso la pittura: et però a me soleva parere che la scultura fosse la lanterna della pittura...>>.
Michelangelo tentò di rifiutare, consigliando al papa di affidare il lavoro a Raffaello che era sicuramente più adatto a lui per quell'opera , ma alle reazioni del papa (Giulio II era un papa condottiero, molto irascibile) per evitare conseguenze irreparabili dovette accettare. Si trovo dunque a realizzare un'opera imponente, difficilissima, che non amava e di cui non conosceva nemmeno la tecnica.
Gli ci vollero ben quattro anni, dovendo cominciare addirittura dall'imparare la tecnica dell'affresco, col papa impaziente che lo incalzava e che arrivò persino a percuoterlo personalmente con un bastone.
Nonostante tutte queste avversità, Michelangelo seppe sfruttare al massimo l'occasione: dedicò tutta la sua sensibilità artistica ad un lavoro che inizialmente non amava e non sapeva fare.
Il risultato lo conosciamo tutti: il dito di Dio che tocca quello di Adamo nell'atto di donargli la vita è uno dei più alti simboli della pittura Rinascimentale e di tutti i tempi. E Michelangelo non era un pittore.
Spero che è stata di vostro gradimento, a me questa storia ha fatto pensare molto, non so voi. ciao a tutti, Figaro